LA LEGGE SUI PARCHI LIGURI OFFENDE L’AMBIENTE

LA LEGGE SUI PARCHI LIGURI OFFENDE L’AMBIENTE

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“Prioritaria è la salvaguardia dei beni  paesaggistici  e naturali. Tutto il resto viene dopo e qualunque ipotesi di cambiamento o di sviluppo va rigorosamente subordinata a questi valori.”

Antonio Cederna

L’analisi e l’appello alla mobilitazione del Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino Osservatorio ambientale

 

Il tema della protezione degli ecosistemi sta riscontrando nella popolazione un’attenzione sempre crescente a causa della progressiva consumazione del territorio in condizioni di naturalità. Aumenta la consapevolezza che l’ambiente è un bene comune necessario alla piena esplicazione della persona umana, tendenzialmente scarso, non riproducibile illimitatamente e già gravemente compromesso al limite del punto di non ritorno.

Privatizzazione delle risorse ambientali

In controtendenza, settori della società, dell’economia e delle amministrazioni continuano a coltivare l’atteggiamento del consumo “qui ed ora” e/o della privatizzazione delle risorse naturali, dei beni paesaggistici e dell’ambiente in generale, perseguendo o consentendo lo sfruttamento e l’accaparramento di quello che è un bene comune da godere tutti quanti e da trasferire alle future generazioni.

In questa miope ottica si sta muovendo Regione Liguria, in materia di aree protette, per accontentare una piccola parte del suo elettorato a danno di tutti.

Esaminiamo l’ultima parte del percorso.

 

I tagli al Parco di Portofino

Nel 2018 era stata tagliata un’area contigua del Parco di Portofino, quando già era stato istituito il Parco nazionale con la legge n. 205 del 2017.

L’anno scorso con la legge 19 aprile 2019, n. 3, ormai nota come “legge taglia parchi”, Regione aveva, fra l’altro, ridefinito i confini di quattro parchi regionali – Alpi Liguri, Antola, Aveto e Beigua – tagliando complessivamente 540 ettari dal loro territorio, soppresso 42 aree protette provinciali nella provincia di Savona e cancellato il progetto di realizzare un nuovo parco nell’entroterra di Finale Ligure.

La legge era stata impugnata dal Governo, a seguito di esposto/richiesta delle associazioni ambientaliste, e la Corte costituzionale, con la sentenza n. 134 del 2019, aveva dichiarato l’illegittimità di ben cinque articoli della legge regionale.

Sempre l’anno scorso a quest’epoca, e sempre in sede di bilancio, Regione aveva commissariato quattro parchi regionali di primaria importanza: Alpi liguri, Aveto, Montemarcello Magra – Vara e Portofino, impedendo, così, il funzionamento degli organi statutari.

Legge sfascia i Parchi e il confronto

Oggi siamo di fronte alla nuova legge “sfascia Parchi”: l’art. 30 del collegato alla legge di stabilità per l’anno 2021, che apporta modifiche alla legge regionale n. 12 del 1995 “riordino delle aree protette”.

Sorge spontanea una prima osservazione: perchè tanta urgenza da mettere queste norme nel collegato alla legge di stabilità 2021? Purtroppo le risposte a queste domande retoriche sono scontate.

Introdurre siffatte norme in questa legge di fine anno è la solita modalità di occultamento di norme non gradite neppure a tutti gli elettori dell’attuale maggioranza. E’ stata, inoltre, scelta una strategia che impedisce qualsiasi confronto con le opposizioni, con le associazioni ambientaliste, con le categorie produttive e con gli stessi enti locali, largamente destinatari della riforma.

Vengono, così, perseguiti i soliti scopi di riduzione della tutela dell’ambiente senza la minima considerazione delle conseguenze che tale scellerato orientamento arrecherà alla qualità della vita della popolazione e all’economia della regione nel breve, medio e lungo periodo, e senza neppure fare tesoro della recentissima esperienza della modifica alla legge di riordino delle aree protette, dichiarata incostituzionale sotto diversi profili. Per comprendere quali sono le evidenti finalità di questa ultima legge occorre considerarne gli aspetti fondamentali.

Tutto il potere alla Regione

Questi sono: l’istituzione della “conferenza dei sindaci”, nuovo organo degli Enti Parco; l’integrazione con nuovi componenti nei Consigli di alcuni Parchi; l’istituzione di un “Organismo unico monocratico di valutazione delle performance”, di nomina da parte della Giunta regionale, in sostituzione degli organi di controllo interno degli Enti Parco; la determinazione dei confini delle aree protette attraverso la consultazione degli enti locali interessati, che devono esprimere il proprio parere entro 15 giorni dalla proposta regionale; l’attribuzione a Regione del potere di emanare disposizioni, indirizzi e linee guida volti a uniformare le strategie di gestione e le prassi applicative degli enti gestori e volti a disciplinare l’ordinamento degli uffici e dei servizi degli enti di gestione, “al fine di costituire un omogeneo e unitario assetto organizzativo performante e armonizzare le funzioni amministrative, finanziarie, ambientali, di vigilanza, fruizionistiche e tecniche”; l’obbligo per gli Enti Parco di adottare le misure organizzative conseguenti alle disposizioni e agli indirizzi della Regione, pena la nomina di un Commissario ad acta o, nei casi più gravi, di un Commissario straordinario con contestuale scioglimento degli organo statutari; le risultanze dei controlli interni ed esterni di regolarità tecnica e amministrativa degli Enti Parco sono periodicamente messe direttamente o indirettamente a conoscenza di Regione; l’obbligo per gli Enti Parco di avvalersi prioritariamente di personale regionale per la copertura dei posti di carattere giuridico-amministrativo, tecnico, ambientale, di vigilanza e finanziario; il potere di Regione di procedere nei prossimi mesi alla “razionalizzazione della spesa per il personale degli Enti Parco”.

Gli enti parco succursali di De Ferrari

Come si può constatare, con queste disposizioni Regione, di fatto, attrae a sé interamente il governo delle aree protette, sottraendolo agli Enti Parco, previsti dalla legge statale 394/1991, che restano come vuoti simulacri e meri esecutori di quanto Regione dispone in tutte le materie formalmente di competenza degli stessi Enti. Gli Enti Parco, infatti, non vengono tecnicamente soppressi, ma tutte le funzioni vengono esercitate in base a disposizioni e indirizzi regionali, con un serrato controllo da parte di Regione sia come controllo interno, che come controllo esterno, e con poteri assoluti in materia di personale, anche dirigenziale (dotazioni organiche, trattamento economico fondamentale e accessorio, avvio del procedimento disciplinare, ecc.). E per il caso in cui l’Ente non ottemperasse alle disposizioni o agli indirizzi regionali è prevista la nomina di un Commissario ad acta o di un Commissario straordinario con contestuale scioglimento degli organi dell’Ente.

In tal modo gli Enti Parco vengono sostanzialmente ridotti ad uffici della Regione, meri esecutori delle disposizioni dettate dalla politica regionale.

Rispondere all’offesa

A questa ennesima offesa alla tutela dell’ambiente occorre reagire con ogni mezzo. Il primo luogo occorre una mobilitazione delle associazioni ambientaliste e delle forze di opposizione.

In secondo luogo è necessario sollecitare il Governo a promuovere la questione di legittimità costituzionale dell’ art. 30 della legge regionale recante “Disposizioni collegate alla legge di stabilità per il 2021” dinanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell’art. 127 Cost..

Infine occorre fare pressione sul Ministero dell’ambiente affinché non solo il Parco di Portofino, già istituito come Parco Nazionale, si realizzi effettivamente, ma anche affinché tutti gli altri Parchi Naturali Regionali divengano Parchi Nazionali, in modo da sottrarre il governo di queste aree protette, tanto importanti per la nostra regione e per l’Italia, dalle mani della politica regionale e attribuirlo ad organi tecnici meno condizionati dalle miserie delle istanze di agguerriti poteri locali.

Il Coordinatore Antonio Leverone – Il Presidente Ermete Bogetti (ex procuratore regionale Corte dei Conti- ex presidente Italia Nostra Genova).

La Repubblica – 30 dicembre 2020

 

 



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