PROPOSTA INTITOLAZIONE AREA “BELVEDERE TONINO CONTE”

PROPOSTA INTITOLAZIONE AREA “BELVEDERE TONINO CONTE”

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Patafisica

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 “un sipario antico si è riaperto sul futuro” e ha contribuito a cambiare la vita del Centro Storico di Genova.

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Gli inizi di una scommessa coraggiosa.

 

Per capire perché è un dovere della città intitolare al fondatore e regista del Teatro della Tosse l’area che si colloca tra il Teatro e i Giardini Luzzati, come “Belvedere Tonino Conte”, occorre forse ricapitolare un po’ di storia.

Perché “Belvedere”, intanto? Perché Tonino ha “ben visto”, molto prima di altri, le potenzialità di sviluppo dell’area dove adesso il Teatro è collocato. Tanto che Renzo Piano, primo firmatario della compagine di artisti e di enti culturali che si fa promotrice di questa intitolazione,

propone il nome di “Benvedere Tonino Conte”.

Era molto difficile capirlo quando, nel 1986, il Comune di Genova – sindaco Fulvio Cerofolini, sollecitato da Dario Fo – decide di “trovare una casa” alla compagine guidata da Tonino Conte e Emanuele Luzzati, sfrattata dal Teatro Alcione, dove si era fatto conoscere anche per gli innovativi cartelloni di teatro internazionale, di cui la città non voleva più fare a meno.

Ora che tavolini dei caffè sono popolati da giovani intenti all’aperitivo – ora che piuttosto preoccupa l’affollamento, anzi l’”assembramento” di pubblico nel centro storico – ora che gruppi di mamme, bambini della scuola, anziani signori amanti della lettura, si godono il sole tiepido ai Giardini Luzzati, o in piazza Sarzano, e un pubblico di giovani affolla tutte e tre le sale della “Tosse in Sant’Agostino” – riesce difficile immaginare cosa fosse quella porzione di centro storico delimitata da via Ravasco al confine con via San Lorenzo nel 1986. Lì la prima scommessa “culturale” era stata l’apertura del Museo di Sant’Agostino, non molto frequentato allora come oggi, ben rinserrato in se stesso, chiuso il passaggio che portava nell’abbandonata piazza Renato Negri, quella dove si affaccia quello che allora si chiamava Teatro Aliseo – popolata da personaggi poco raccomandabili, rifugio di tossicodipendenti – popolata da cespugli ed erbacce, da spazzatura di ogni tipo.

Nel cuore di questa zona degradata e abbandonata – “moriranno in un mare di siringhe” decreterà un autorevole direttore di teatro – prende avvio la scommessa – prima di tutto di Tonino Conte e Emanuele Luzzati, della compagnia e poi della città. La scommessa di ristrutturare e far rinascere l’antico Teatro Sant’Agostino, in cui il Teatro della Tosse si trasferisce e che riporta a nuova vita. Ristrutturazione che si conclude anni dopo con l’apertura della Sala Trionfo nell’ottobre 1993 – ma in mezzo c’è un contenzioso con il commissario straordinario del Comune Vittorio Stelo sull’uso del teatro, e una denuncia penale per Tonino Conte accusato di averlo “occupato” – dando completamento ad una moderna multisala – la prima in Italia – articolata in tre spazi. Risultato straordinario, ricordando il polveroso cinema collocato nel bel mezzo dei caruggi. Quel vecchio cinema che, con il nome di “Aliseo”, vivacchiava come sala prove del Teatro dell’Opera – ma gli orchestrali non ci volevano mettere piede – e magazzino e non si ricordava più di essere stato tra i primi teatri pubblici d’Italia: il Teatro Sant’Agostino dove, nel 1794, un promettente giovane violinista che portava il nome di Niccolò Paganini tenne il suo primo concerto per raccogliere i fondi necessari per andare a Parma per studiare presso il Maestro Rolla.

Il cammino è lungo, e molto complicato, anche per la scarsità di mezzi della Compagnia e per l’enorme compito di far rinascere l’ex Teatro Aliseo, e, ancora più, per convincere il pubblico ad assistere agli spettacoli in una zona decisamente considerata “out of limits”. Per anni l’edificio è stato per l’Ente Lirico una sorta di pattumiera gigante, ci sono quintali di vecchi documenti, polvere e spazzatura. E anche materiali strani e preziosi, che la Tosse userà in molti allestimenti!

Il Comune consegna al Teatro della Tosse le chiavi dell’edificio nell’estate del 1986, ma il comodato d’uso redatto dagli uffici del Patrimonio è datato 1989 E quindi per tre anni –

durante i quali si inaugurano sia la Sala Campana che l’Agorà – la compagnia non può accedere – essendo priva di un regolare contratto – dei finanziamenti statali destinati alla ristrutturazione dei Teatri attraverso un fondo apposito presso la Banca Nazionale del Lavoro. La Tosse anticipa di tasca propria ricevendo poi a titolo di rimborso alcuni contributi comunali straordinari e lunedì 16 febbraio 1987 il teatro inaugura la sua prima sala, la Dino Campana.

Il Teatro della Tosse non è l’unico a scommettere sulla rinascita dei “caruggi”. Molti intuiscono che il rilancio della città deve partire da quello che ora in molti chiamano “centro storico”. Non solo a Genova, e non solo in Italia, si parla di “rinascita dei centri storici”.

Nel 1989, un altro trasferimento importante: a pochi metri dal teatro apre la Facoltà di Architettura: grazie soprattutto a un signore dall’aria mite, dall’intelligenza acuta, dal coraggio civile alimentato da un cattolicesimo sentito: il Preside Edoardo Benvenuto.

Il Teatro di Sant’Agostino è stato un’avanguardia (non in senso letterario, specificamente) e come tutte le avanguardie è coraggiosa se non spericolata. Avanguardia di una mutazione profonda della “qualità della vita” nella zona.

Delle stagioni della Tosse in Sant’Agostino, esistono bei calendari patinati, ma molte cose non le raccontano. I primi anni di battaglia quotidiana: tossicomani che si bucano sullo zerbino d’ingresso, giovani bulli della zona che prendono a calci Anita, l’anziana cassiera, quando tira su le serrande, per ottenere da lei una piccola tangente. L’abitante della porta accanto, che passa davanti all’ingresso, dove non può più parcheggiare il suo macinino e impreca in dialetto genovese: “Cassu de cine…”. I residenti che nel corso di infuocate assemblee propongono di collocare una sbarra per impedire l’accesso nel quartiere agli spettatori “di fuori Sarzano”. Il barbone che si rifugia la notte nelle scale che portano agli uffici. Un abitante poco propenso all’insediamento del teatro – “mi tocca rinunciare alla bisca clandestina!”. Una notte qualcuno lascia i suoi bisogni sulla moquette del teatro…

La ristrutturazione del Teatro Sant’Agostino continua, quasi metodica, anno per anno.

Ristrutturazione dentro, ristrutturazione intorno. Il centro storico diventa di moda. Bar caffè ristoranti crêperie vanno a ripopolare gli spazi abbandonati dalle tripperie in disuso e dalle botteghe di artigiani che chiudono. La piccola delinquenza si diluisce nel gran mare degli studenti. Molti palazzi riprendono dignità: conviene ripulire se c’è chi chiede appartamenti in affitto.

UNA TAPPA IMPORTANTE

La sala Aldo Trionfo si inaugura puntuale il 29 ottobre con “Il mio regno per un cavallo” (che qualcuno ribattezza “il mio regno per un cavillo”). “Tra gli attori e il pubblico in festa anche un personaggio a sorpresa, per scherzare sui cavilli e gli ostacoli che fino all’ultimo hanno messo in forse l’inaugurazione”, che Franco Quadri su “La Repubblica” racconta così:

Si chiama Aldo Trionfo il nuovo spazio del teatro dove il grande regista chiuse cinque anni fa la sua attività, in mezzo ai carugi di Genova, nello splendore del centro storico ricostruito, che ora aspetta solo il risanamento dal traffico: e per il Teatro della Tosse è la terza sala, sovrapposta alle altre due più piccole primogenite in un sistema da grande città europea, con gradinata e ampia apertura scenica, e cinquecento posti che garantiscono una misura umana, per il contatto col pubblico e la possibilità di un repertorio anche intimo. E’ costata meno di tre miliardi, e al piano di sopra ospita pure una scuola di scenografia per Lele Luzzati. Come s’addice alla pratica di Tonino Conte, la Sala Trionfo annuncia un’annata di stimoli intelligenti, senza ignorare le grandi firme.

E POI …

La Sala Aldo Trionfo da quella sera ha continuato senza ad ospitare spettacoli sul suo palcoscenico, come elemento centrale dei cartelloni del Teatro della Tosse.

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Nota di Maria De Barbieri, che ha seguito di persona le tappe di questa incredibile avventura.

 

Proprio per il “segno” che il Teatro della Tosse ha lasciato nella zona, contrassegnata anche dalla presenza dei Giardini Luzzati, proponiamo di intitolare a Tonino i “terrazzamenti” che portano dai Giardini fino alla Chiesa di Sant’Agostino, e di intitolarli :

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“BELVEDERE TONINO CONTE”

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Un titolo che ricorda anche la capacità di Tonino di “ben vedere” prima di altri …

Anche l’ingresso del Teatro della Tosse potrebbe diventare Belvedere Tonino Conte 1.

Si associano a questa nostra richiesta come Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse anche i Giardini Luzzati e …

Istituzioni culturali 

Renzo Piano per Fondazione Renzo Piano

Marco Montoli, Presidente Giardini Luzzati/Ce.Sto

Palazzo Ducale, Serena Bertolucci e Luca Bizzarri

Davide Livermore, direttore Teatro Nazionale di Genova

GOG, Nicola Costa e Pietro Borgonovo

Biblioteca Museo dell’Attore Eugenio Pallestrini

Danilo Staiti per il Politeama Genovese

Vincenzo Spera, Presidente Assomusica

Nicolò Casiddu, Direttore DAD, Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova

Dori Ghezzi De André per Fondazione De André

Italia Nostra sezione di Genova

 

Autorità Religiose e di Comunità

Don Nicolò Anselmi, vescovo ausiliario dell’Arcidiocesi di Genova

Ariel Dello Strologo, Presidente Comunità Ebraica

Don Carlo Parodi, parroco di San Donato, Cosma e Damiano, San Lorenzo

 

Artisti (in ordine di arrivo)

Ivano Fossati

Gino Paoli

Tullio Solenghi

Ugo Dighero

Maurizio Crozza

Carla Signoris

Enrico Campanati

Carla Peirolero

Claudia Lawrence

Santuzza Calì

Aldo Ottobrino

Sara Cianfriglia

Laura Curino

Alessandro Bergonzoni

Angela Finocchiaro

Danièle Sulewic

Paolo Kessisoglu

 

Personalità: (in ordine alfabetico)

Manuela Arata, advisor for Innovation and Technology To the Mayor of Genova

Rosellina Archinto, editore

Alberica Archinto, operatrice culturale

Ferdinando Bonora, storico

Eugenio Buonaccorsi, studioso di teatro

Andrea Cosulich

Fernanda Contri, giudice emerito della Corte Costituzionale

Andrea D’Angelo e Luisa Montolivo, avvocati

Sandra Isetta, docente di letteratura classica cristiana antica

Franco Manzitti, scrittore

Anna Orlando, Advisor for Arts and Cultural Heritage To the Mayor of Genova

Margherita Rubino, consulente Regione Liguria per cultura e spettacolo

Renato Tortarolo, critico musicale

Davide Viziano, imprenditore

Matteo Zedda, presidente CIV, e 85 esercenti del CIV Sarzano

 

 

Tonino Conte- biografia

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Nato a Napoli nel 1935, è genovese dall’età di tre anni.

Abbandonata la scuola senza conseguire alcun diploma, prima di approdare al teatro – nel 1959 con la Borsa di Arlecchino di Aldo Trionfo, dove conosce Emanuele Luzzati e Giannino Galloni – si è adattato ai più svariati e pittoreschi mestieri.

Nel 1966 il suo primo testo teatrale, Gargantua Opera, messo in scena dal CUT di Parma. Con Aldo Trionfo scrive, tra il 1970 e il 73 Sandokan, Margherita Gautier, Ettore Fieramosca.

Nel 1968, per il Teatro Universitario di Genova, la prima regia: Ubu Re di Alfred Jarry, con cui inizia la collaborazione con Emanuele Luzzati, che firma le scene e i costumi. Spettacolo premiato a vari Festival internazionali. Nello stesso anno, per il Piccolo Teatro di Milano, su invito di Paolo Grassi, dirige C’era una volta e adesso c’è ancora, uno dei primi spettacoli per le scuole.

Nel 1975 fonda con Emanuele Luzzati, Aldo Trionfo, Giannino Galloni, Rita Cirio, Eugenio Buonaccorsi, Mario Bagnara, Maria De Barbieri e un gruppo di attori, tra cui Myria Selva, Mario Marchi e Piero Boragina, il Teatro della Tosse, di cui oggi è Presidente Onorario.

Ha firmato regie per lo Stabile di Genova, il Teatro Antico di Siracusa, il Teatro Gioco Vita, l’Arena di Verona, il Carlo Felice, il Regio di Torino, il Maggio Musicale Fiorentino e – con il Teatro della Tosse – ha allestito singolari dentro e fuori il teatro: nei capannoni ex nucleare dell’Ansaldo, la Diga Foranea di Genova, in fortezze e borghi, come quello di Apricale.

Pubblica racconti, poesie e saggi, tra cui: Sganarello Medico per forza e Il Drago Gradasso, Emme Edizioni, 1974, Facciamo insieme teatro, Einaudi, 1977 (ripubblicato da Laterza, alla sua quarta edizione nel 2008), Genova, una città in 20 storie, Laterza, 1996, ..e san Francesco inventò il presepio, Il Melangolo, 2002, L’amato bene, romanzo, Einaudi, 2002, (Premio Mondello) Le parole del teatro, Einaudi, 2006, Non il fiore, ma la cipolla sulfurea, con scritti di Gino Paoli e Nico Orengo, Il Melangolo, 2006. Nel 2015 Pornograffiti 2 per La Grande Illusion e Qui ci vorrebbe un regista!, raccolta di racconti per l’editore Il Canneto.

Tra gli spettacoli realizzati per il Teatro della Tosse, vanno ricordati, oltre all’inaugurale Ubu Re, le molte declinazioni del personaggio di Alfred Jarry: Uburlesque, Ubu Incatenato, e infine Ubu sulla cacca per burattini. Molte le interpretazioni del Pinocchio di Collodi: Per il palcoscenico o fuori dal teatro ha firmato le regie di Recitarcantando (1978) Storia vera di Piero d’Angera di Dario Fo (1985), Nove volte Amleto (1987), Eva Peron (1988) e L’Omosessuale o la difficoltà di esprimersi (1999) di Copi, Dialoghi delle Puttane, degli Dei Marini e dei Morti da Luciano di Samosata (1991), La Classe III B (1993), La Notte delle Favole (1994), I Persiani alla Fiumara (1998) La Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze (2000) Gli Uccelli di Aristofane e altre Utopie (2000), Inferno (2002), Il Libro Cuore (2004) e La mia Scena è un Bosco (2007) da testi di Emanuele Luzzati.

Ha collaborato con gli scenografi e costumisti Santuzza Calì, Bruno Cereseto, Emanuele Conte, Andrea Corbetta, Guido Fiorato, Giovanni Licheri e Alida Cappellini, Emanuele Luzzati, Danièle Sulewic, e con i musicisti Giampiero Alloisio, Bruno Coli, Ivano Fossati, Nicola Piovani, Oscar Prudente.

Per i numerosi spettacoli in grandi e inconsueti spazi all’aperto (Forte Sperone, Diga Foranea, l’ex capannone industriale della Fiumara, per citare quelli a Genova), di grande successo di pubblico, che sono diventati uno dei tratti distintivi e punti di forza del Teatro della Tosse, il 3 ottobre 2003 ha ricevuto la laurea ad honorem in Architettura dalla Facoltà di Camerino.

Nel settembre 2005 gli viene conferito il Grifo d’Oro dalla Città di Genova e nel 2007 il Premio Vallecorsi per il Teatro. Onorificenza di Commendatore della Repubblica il 2 giugno 2008.

Nel verde della cascina San Biagio – nel Monferrato – ha avviato un cantiere d’arte e teatro che ha battezzato Agriteatro.

Dal 2008 si dedica alla creazione di collage – i Falsi d’Autore – a cui sono state dedicate diverse mostre, tra cui: nel settembre 2009 all’Oratorio dei Disciplinanti a Finale Ligure – La Camera Azzurra – e a Palazzo Ducale in occasione del Festival Forme del Pensiero che Ride nel 2010, ad Albissola Marina alla Galleria “Il Bostrico”, con il titolo La sostanza dei Sogni. Nel 2015 alla Galleria Il Vicolo di Genova viene allestita La Giostra del Teatro, dove le opere di Emanuele Luzzati e Santuzza Calì accompagnano i collage di Tonino Conte.

Su invito del Comune di Roma alla Casa dei Teatri nel 2013 è stata allestita un’esposizione-omaggio al suo lavoro con il Teatro della Tosse, Viaggio Teatrale tra Gioco e Ricordo in Compagnia di Ubu Re e Gargantua nelle opere di Tonino Conte e Danièle Sulewic.

Un suo singolare libretto composto dai versi delle poesie erotiche di Tonino Cone alternate con gli ironici collage sullo stesso tema, dal titolo Pornograffiti viene pubblicato da La Grande Illusion, e presentato a Milano alla galleria Nuages, in occasione di una esposizione con i collage di Tonino Conte e i bozzetti e i costumi di Santuzza Calì.

Dal 29 maggio al 28 giugno 2015 gli viene dedicata una grande mostra a Palazzo Ducale a Genova nella Loggia degli Abati per festeggiare i suoi 80 anni, dal titolo: Tonino Conte, un compleanno patafisico. La mostra – composta da filmati, foto, poesie e arricchita dai suoi collage, è ideata dalla Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse a curata da Danièle Sulewic.

Nello stesso anno esce, per i tipi dell’editore Il Canneto, una raccolta di suoi racconti dal titolo Qui ci vorrebbe un regista.

Nello stesso anno l’architetto Renzo Piano invia al regista una laurea “honoris causa” in architettura con il marchio “Fondazione Renzo Piano” “per aver trasformato Genova in un palcoscenico”.

Nel 2017 – a cura dell’editore La Grande Illusion – viene pubblicato il testo di uno degli spettacoli di maggior successo del Teatro della Tosse, uno spettacolo-gioco che in ogni luogo dove è stato rappresentato – tra cui il Forte Sperone a Genova, il borgo medioevale di Apricale, la fortezza federiciana di Trani – ha trascinato migliaia di spettatori con la forza della sua magia. Un’edizione speciale accompagnata da un mazzo di Arcani disegnati da Beppe Giacobbe, con il titolo ‘Il mistero dei Tarocchi.

Si è spento a Genova il 21 marzo 2020, all’età di 84 anni.

 

 

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La patafisica, definita inizialmente come la scienza delle soluzioni immaginarie dal suo creatore, lo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry,  è spesso considerata come una logica dell’assurdo, uno schema metafisico eccentrico e ha successivamente influenzato vari scrittori, pittori, cineasti, critici, matematici e filosofi, fino ad essere considerata una vera e propria corrente artistica.